Gay & Bisex
L'armadio delle meraviglie
Marciotto
23.06.2026 |
1.852 |
4
"Se lo infilò tutto fino in gola; io gemetti dal piacere, ma gli dissi di farmi scendere..."
Il pomeriggio era di quelli intensi, con lo scirocco che non dava tregua e l'aria pesante che rendeva tutto più faticoso. Quando il campanello suonò, dopo tre giorni di attesa per quel guasto all'armadio, fu quasi un sollievo.
Sulla soglia si presentò il tecnico: un ragazzo sulla trentina. Ero l'ultimo cliente di una giornata chiaramente infinita. Aveva l'aria stanca ma un sorriso cordiale, la camicia da lavoro completamente sbottonata sopra una t-shirt leggera e i pantaloncini corti per sconfiggere il caldo. Si scusò subito per l'orario; l'orologio segnava ormai le 17:30.
L'accoglienza fu spontanea, dettata dal buon senso e dalla cortesia: un bicchiere d'acqua fresca per spezzare il ritmo e due chiacchiere per rompere il ghiaccio. Il ragazzo, dimostrandosi subito molto loquace, ringraziò con gratitudine e si mise immediatamente al lavoro. Tra un attrezzo e l'altro, salendo e scendendo dalla scala, l'atmosfera si fece via via più informale e distesa.
Mentre armeggiava con le cerniere dell'armadio, il tecnico amava spiegare ogni singolo passaggio, quasi a voler condividere i segreti del mestiere. Mentre saliva e scendeva dai gradini, intravidi dai pantaloncini il filo di un perizoma, una cosa decisamente insolita per un uomo. La conversazione non rimase confinata alla falegnameria. Con una naturalezza disarmante, il ragazzo iniziò a farmi domande personali:
«Sei sposato?» chiese, voltandosi un momento dalla scala.
«Sì, lo sono», risposi.
Lui scoppiò in una mezza risata, ironica e rilassata: «Beh, io oggi decisamente no!»
Il clima nella stanza cambiò, diventando più complice. Poco dopo, durante una breve pausa, il mio telefono vibrò per una notifica di Annunci69. La guardai, ma lo sguardo del ragazzo cadde proprio sullo schermo. Non ci fu spazio per l'imbarazzo: con un sorriso aperto, il tecnico colse al volo la situazione, confessando di essere iscritto anche lui e aggiungendo di essere gay. Io risposi di essere single, rivelando una vicinanza inaspettata che andava oltre il semplice rapporto professionale. La risposta formale lasciò spazio a un'intesa silenziosa, sottolineata da un sorriso divertito e da un cambio di energia evidente nella stanza.
Ad un certo punto, dandomi del tu, mi disse: «Vieni su, sali un attimo sulla scala che ti mostro come è venuto il lavoro», facendomi segno di guardare i dettagli della struttura riparata. Salii i gradini e, mentre mi sporgevo per osservare il lavoro fatto, mi sentii toccare il cazzo. Bastò poco e mi si indurì. Feci finta di niente e continuai a guardare, mentre il cazzo era ormai durissimo. La sua mano avvolse il mio membro; io mi posizionai meglio e lui, con grande esperienza, se lo mise in bocca. Era una situazione molto particolare e un po' scomoda. Se lo infilò tutto fino in gola; io gemetti dal piacere, ma gli dissi di farmi scendere.
A quel punto la passione prese il sopravvento. Mi misi seduto sul letto e lui, in ginocchio, continuò a spompinarmi. Si tolse la maglietta e si abbassò i pantaloncini. Attraverso lo specchio dell'armadio vedevo tutta la scena: un uomo nudo, in ginocchio, che mi spompinava mentre io mi specchiavo. L'eccitazione era alle stelle. Lo feci alzare e, restando seduto, lo feci accomodare sul mio cazzo, rivolto verso lo specchio. Il mio membro lo penetrò con facilità. Portai le sue spalle contro il mio petto per poter vedere meglio il nostro rapporto attraverso il riflesso: osservare i lineamenti del suo viso tirati per la goduria e il suo cazzo traballare e muoversi per via della penetrazione era super eccitante.
I suoi movimenti sul mio cazzo erano ondulatori e sussultori. Gli presi il cazzo e, mentre lo inculavo, lo masturbai. In pochi secondi raggiungemmo l'apice del piacere: io sborrai dentro il suo culo e lui sborrò talmente forte che i flotti di sperma colpirono in pieno lo specchio dell'armadio.
Completamente esausti, andammo a pulirci. I nostri sguardi erano ancora pieni di desiderio. Ci baciammo e ci scambiammo il numero di telefono, perché sicuramente ci sarebbe stato un seguito.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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